Una parola

di Yvon Chouinard e Tom Frost
Ottobre 1974

Quando questo saggio comparve per la prima volta nel catalogo Chouinard Equipment nell'ottobre '74, risultò al contempo sorprendente e rivoluzionario. Ecco un'azienda che trasformava il concetto di attrezzi per alpinismo in un approccio allo sport più puro e meno incentrato sulle attrezzature. Perchè? Perché le zone di arrampicata più famose e battute venivano letteralmente sfigurate dal costante uso dei chiodi e perché l'impiego eccessivo di attrezzature non faceva che togliere fascino alla vera sfida: la scalata. Una simile presa di posizione avrebbe potuto nuocere alle vendite, ma così non fu, perché i climber si resero conto che era la cosa giusta da fare. Da allora, Patagonia si è schierata molte volte a difesa dell'ambiente e a favore della purezza dello sport. E non ha mai smesso di crescere.

Una parola
Gli anni Sessanta hanno segnato un certo risveglio nella pratica del climbing in America, caratterizzato da un ampio incremento nelle attività di arrampicata, a cui si sono affiancati in parallelo numerosi miglioramenti a livello di tecnica e attrezzature. Il risultato ha portato a significativi progressi in questo sport. D'altra parte, il binomio scalata/attrezzature sta creando un problema molto serio, ovvero il deterioramento dell'ambiente in cui si pratica il climbing. Questo degrado è duplice, coinvolge sia l'aspetto fisico delle montagne che l'integrità morale dei climber.

Non possiamo più partire dal presupposto che le risorse del pianeta siano illimitate, che esistano catene di vette vergini che si estendono a perdita d'occhio oltre l'orizzonte, in attesa di essere scalate. Le montagne sono circoscritte e limitate e, a dispetto della loro imponenza, sono fragili.
Anche se tundra alpina, pascoli, alberi, laghi e corsi d'acqua sono in pericolo, ciò che ci preoccupa maggiormente è il deterioramento della roccia stessa. Il granito è delicato e friabile, molto più dei chiodi in acciaio speciale che lo perforano. Lungo le vie più famose dello Yosemite e altrove, le fessure naturali della roccia vengono progressivamente soppiantate dalle serie di fori lasciati dai chiodi da alpinismo. Il risultato di questa ripetuta chiodatura-schiodatura causa il distaccamento di frammenti e lastre di roccia.

Possiamo proporre alcune soluzioni immediate. Non iniziate scalate che non intendete portare a termine. Inutile arrampicarsi fino a Sickle Ledge se non prevedete di risalire l'intero Nose. Non usate appigli artificiali nelle arrampicate libere. Ma, cosa più importante di tutte, iniziate a usare gli stopper. Dadi a incastro e protezioni intermedie non danneggiano la roccia e offrono un'alternativa comoda e piacevole ai chiodi per la maggior parte delle arrampicate libere e per numerose scalate in artificiale. Non piantate chiodi lungo vie pulite. Quando fosse necessario, è bene considerare la possibilità di un chiodo fisso, documentato nelle guide locali. Le vie con grado di difficoltà 5,7 sono state scalate 60 anni fa in Inghilterra. Oggi i punti d'appoggio lungo queste vie sono certamente usurati ma le fessure di protezione sono ancora in buono stato proprio perché si è evitato l'utilizzo di chiodi.
Altrettanto significativo è il deterioramento a livello morale. A suon di aggeggi e tecniche sempre più sofisticate, lo stile delle tecniche di arrampicata sta conoscendo un degrado così intenso che gli elementi essenziali che contraddistinguono l'esperienza del climbing — il senso di avventura e la capacità di apprezzare l'ambiente della montagna che ci circonda — ne vengono travolti. Tattiche d'assedio, scale imponenti, agganci da pipistrello, cunei da sfondamento, mappe iper-dettagliate ed elenchi su elenchi di attrezzature, senza contare il recupero garantito, finiscono per svilire un'arrampicata invece di accrescerne il fascino. Anche oggi, le tecniche e la tecnologia esistenti sono così sofisticate che è praticamente possibile realizzare qualsiasi scalata ci venga in mente e la paura dell'ignoto è ridotta a un esercizio puramente meccanico.

I fanatici delle attrezzature sono tra i peggiori responsabili dei danni arrecati all'ambiente alpino. I giovani scalatori devono imparare che mettere chiodi è un surrogato del climbing. Guide, scuole di arrampicata e climber famosi hanno in questo senso una grande responsabilità.

Crediamo che l'unico modo per garantire l'esperienza di un climbing pulito per noi stessi e per le generazioni future sia di conservare (1) l'aspetto e il "sapore" selvaggio delle arrampicate verticali, e (2) il senso di avventura insito nell'esperienza. Davvero, l'unica garanzia in grado di restituire questa avventura in tutte le sue sfumature emotive e la garanzia migliore per poterla conservare tale è l'esercizio della responsabilità individuale e di una buona dose di contegno morale.
Il successo personale si misura nello stile della scalata, non nel fatto di raggiungere la vetta. Detto in parole povere, ognuno di noi deve valutare se il fine è più importante dei mezzi. Se lo stile è ciò che conta di più per voi, allora la parola chiave è semplicità. Minore è il numero di accessori che separano climber e scalata, maggiore è la possibilità di giungere a quella intensa comunicazione tra sé e la natura che rende unica ogni arrampicata.

Alle soglie di questa nuova era dell'alpinismo, riesaminate i motivi che vi spingono a scalare. Fatelo con riserbo e buon senso. Tenete a mente la roccia, gli altri climber — scalate in modo pulito.